giovedì 16 luglio 2009

Presentazione del Libro dello Zio d'America

sabato 20 giugno 2009

Sotto il Tendone del Circo

Sotto il tendone del circo la gente applaudiva, avevano appena annunciato l’arrivo del pagliaccio.
Ma lui non arrivava.
Era in un angolino, a testa bassa, nascosto dalle gabbie delle tigri. E sospirava. Era stanco di sorridere, di aver tutte le luci puntate su di lui. Stanco d’inciampare. All’improvviso quelle scarpe erano troppo lunghe, quel vestito troppo sgargiante, il trucco opprimente.
Il ruggito delle bestie lì davanti suonava come un pianto triste, era il lamento di chi è prigioniero e non riesce a rassegnarsi.
Era scappato di casa a 12 anni per seguire il carrozzone con tutte le sue meraviglie, con gli animali, i pagliacci, i coriandoli, la banda musicale e i riflettori. Adesso di anni ne aveva 52 e al suo paese ci voleva tornare. Chissà se mamma c’era ancora, chissà se l’aveva perdonato. Forse, nel panificio di fronte casa, facevano ancora quelle ciambelle calde da imbottire con la marmellata. E magari qualcuno, tra i compagni di gioco d’un tempo, l’avrebbe riconosciuto ed accolto con un abbraccio.
Così il clown, mentre il pubblico lo chiamava sempre più a gran voce dagli spalti, si alzò da quella panchetta, gettò a terra cappello e parrucca e si avviò convulsamente verso la sua roulotte. Mise la testa sotto il rubinetto e strofinò forte sul viso con un panno, lasciando gocciolare il trucco nel lavandino. Poi, ansiosamente, si guardò allo specchio. E con immenso orrore, con devastante repulsione, comprese. Capì che sotto quella maschera, sotto quella desolante bugia quotidiana, non era rimasto più niente. Non c’era più un volto, forma, espressione o parvenza di uomo. Il circo se l’era mangiata.
Sotto il tendone del circo, quella sera, tutti gli animali rimasero in silenzio. Qualcuno, inginocchiato in un carrozzone, si aggrappava alla foto di un bambino di 12 anni. E nonostante la gente avesse già svuotato da tempo le gradinate, trombe, sassofoni, piatti e tamburi strepitavano ancora in un folle delirio cacofonico. Come a voler coprire un pianto.

venerdì 5 giugno 2009

Saltano

Salta il fanciullo sul prato
rincorrendo l’amico,
salta la punta sul disco
nel grammofono antico.
Saltan le pecore ad una ad una
quando mi voglio addormentare,
salta la terra per aria
alle bombe del militare.
Salta felice nel mare
l’immensa balena,
saltano i pesci in padella
mentre prepari la cena.
Salta nel petto il mio cuore
se ti vedo passare,
salta la pulce sul cucciolo
che si gratta il collare.
Salta l’atleta del circo
e sopra il pubblico vola,
salta la corda la bimba
che si sente un po’ sola.

Di tutti i balzi nel mondo uno è straordinario,
così veloce che ogni volta strabilia:
quando i giorni saltano avanti nel calendario
e mi ritrovo, d’Estate, nella mia Sicilia.

mercoledì 20 maggio 2009

Sempre

Ti aspetterò sempre, come un bimbo che guarda nel cielo cercando un aereo.
E non dormirò mai. Mai.
Questa musica dolce che mi hai lasciato nel cuore mi terrà sveglio tutto il tempo, gentilmente.
E ogni giorno i miei occhi sapranno cercare solo te, ignorando la spiaggia e le grandi onde del mare.
Poi, una notte piena di vento arriverai da molto lontano. Mi porterai un sorriso, il tuo sorriso, e io sarò felice. Più vivo.
Come un bimbo che guardando nel cielo ha trovato un aereo.

giovedì 14 maggio 2009

Golden Fish

Pesce dorato, che solitario scivoli tra le acque scure del lago, so che mi hai perdonato. So che hai già dimenticato quel mattino, quando un amo ti ha strappato via dall’ombra del tuo regno incantato e quel filo, che non riuscivi a spezzare, ti ha tirato su verso qualcosa che ancora non comprendi. Chissà se hai avuto paura mentre lottavi come un guerriero e l’acqua, tutt’intorno, s’increspava in una simmetria perfetta di forza, grazia e dolore. E chissà a cosa pensavi quando, con fatica, finalmente ti ho preso tra le mani e mi hai guardato con quegli occhi pieni d’orgoglio. La nostra battaglia era finita e lo sapevi: stavi solo aspettando, confusamente, che qualcosa accadesse. Facevi un odore intenso di muschio, di fondali torbidi e remoti, di libertà senza confini. Nessuno ti aveva mai visto prima di quel giorno, e mai avrei sperato di osservare così da vicino la tua bellezza.
Eri una creatura prodigiosa della natura, pesce dorato, e alla natura ti ho voluto restituire. Con un guizzo poderoso mi hai salutato e sei sparito via nel nulla, come non fossi mai esistito realmente.
A me rimane soltanto una foto per ricordo e la sensazione, profonda, che non t’incontrerò mai più.

domenica 3 maggio 2009

Marco Tornerà

Ogni giorno mi sveglio con un peso sul cuore, quando apro gli occhi e non trovo il mare. Quando fuori sul marciapiede le persone non parlano la mia lingua ed ogni cosa sembra grigia senza il sole. Così dall’America penso alla mia gente, lontana.
Madre, padre, fratello, amici di tutta una vita, io vi vedo sbiaditi dietro una finestra che non riesco ad aprire. E le ore, i giorni, le settimane, pian piano diventano anni.
Ho lasciato tutto alle spalle, spesso mi sembra anche di aver abbandonato per sempre la giovinezza. E l’unico conforto, consolazione dolceamara, sono i ricordi di un tempo e di un luogo a me cari. Così la primavera, questo inizio di Maggio, mi portano a pensare a quelle mattine quando mia madre preparava i panini con pomodoro e cotoletta, e gli amici suonavano al campanello di casa. Ci trovavamo tutti in Marina con macchine, scooter, radio, zaini e palloni. Poi si partiva per una lunga giornata di pic-nic, giochi, scherzi, corse tra gli ulivi e risate in compagnia. E tra musica, birra e qualche sigaretta, sbocciavano e appassivano amori di un’adolescenza che avrebbe segnato, profondamente, le nostre vite. Ricordo che quelli erano i giorni in cui indossavamo la prima maglietta con le maniche corte, e qualche coraggioso si tuffava a mare per inaugurare la stagione dei bagni. A quel punto l’estate siciliana, il periodo più atteso da ognuno di noi, si faceva sempre più vicina. Finalmente mettevo a punto il motorino, risvegliandolo dal forzato letargo invernale, e guidavo senza pensieri verso il Capo della città, passando dalla strada Panoramica e godendomi ogni istante del percorso. Era una sensazione di felicità semplice e bellissima. Adesso che ci penso non credo che ci sia niente di meglio a cui aspirare.
Oggi, 3 Maggio 2009, sono qui, oltre quest’oceano che mi separa da tutto, e penso alle mie passeggiate solitarie al cimitero di Milazzo, solo per assorbire quel silenzio. Ricordo l’odore pungente dei fiori che appassivano nei vasi e le foto sulle tombe che alimentavano la mia immaginazione. Ogni lapide aveva una storia, nella calura di quei pomeriggi pensierosi, e al mio cammino tutto restava immobile ed eterno, sospeso nell’ immutabilità di quel luogo. Sospeso come le volte che lasciavo casa dopo pranzo, in sella alla mia nuova bici da corsa rossa, e pedalavo verso il porto per guardare le navi da vicino, per sentire l’odore delle onde che carezzavano il molo. Sbirciavo dentro il secchio dei pescatori con curiosità, mentre gli aliscafi tornavano uno ad uno dalle isole, ed il pensiero dei compiti di scuola si faceva sempre più pressante.
A volte passavo ore ed ore alla Croce di Mare, senza che nessuno sapesse che ero lì. Mi perdevo in quell’angolo di mondo, seduto sulla carcassa di una barca o arrampicandomi tra le rocce per contemplare i fondali, attraverso il verde-azzurro di quelle acque trasparenti.
Un pomeriggio estivo dei miei quindici anni, quando la scuola era appena finita, mi ritrovai in spiaggia con gli amici, travolto dall’allegria spensierata della gioventù e pensai –lo giuro- che quel momento nel tempo fosse perfetto. Non avrei mai voluto che niente e nessuno me lo portasse via o ne cambiasse anche una minima parte. E quell’istante, dopo 17 anni, lo puoi trovare ancora sul mio viso.
Perché c’è una sola vita, una sola storia per un uomo. E la mia sta tutta lì.
Apro la porta del mio appartamento a Washington ed esco fuori, portando nel petto queste vecchie emozioni siciliane, che nessuno per strada può davvero capire. Ed in cuor mio so, lo sento, che un giorno tornerò.

mercoledì 15 aprile 2009

Ritorno all'Innocenza

"Return to Innocence" degli Enigma è uno dei video musicali ai quali ero piu' legato. L'ho riscoperto su YouTube recentemente ( http://www.youtube.com/watch?v=hn1_Ye8BzL8 ) e, dopo tanto tempo, col passare degli anni e l' allontanamento dalla mia terra e dalla sua natura, quel ritorno all'innocenza acquista per me un valore ancora piu' profondo. Sin dalla prima immagine del vecchio che si spegne sul prato, salutato dagli uccellini, di fronte al suo albero di pere e al blu sereno del cielo.

sabato 21 marzo 2009

Una Memoria dal Futuro

L’immagine che vedete qui sopra è un ricordo ancestrale che riaffiora periodicamente nella mia vita, una scheggia di memoria che sale a galla senza preavviso, sin da quel pomeriggio. Quel giorno dei miei otto anni quando mio padre, dopo i compiti, mi portò al cinema con lui. Guardavamo spesso cartoni animati come “Gli Aristogatti”, oppure lungometraggi con Mazinga e Goldrake. Quella volta, invece, davano un film cupo di cui neanche oggi conosco il titolo, nonostante mi sforzi in ogni modo di identificarlo. La trama era probabilmente troppo elaborata perché la potessi capire fino in fondo, ma mi ricordo che c’erano degli uomini che combattevano all’interno di mezzi galleggianti sul mare, claustrofobici e dalla forma molto squadrata. E che poi, improvvisamente, successe qualcosa che sarebbe rimasto con me per sempre: qualcuno, da una spiaggia deserta, gridò un comando rivolto all’oceano ed un’armata di uomini-pesce, lentamente, silenziosamente, cominciò ad uscire dalle acque. Avevo un cuore troppo piccolo per contenere l’emozione di quella sorpresa. E provai la strana, assurda, illogica sensazione che quella fosse una scena che avessi già visto o vissuto, o che perlomeno avesse un significato profondo, un nesso segreto che con il tempo avrei scoperto. Era un misto sensoriale di acqua salata, quiete lontana, distorsione sonora delle profondità, percezione di mondi nascosti sotto la superficie, misteriosità degli abissi.

Qualcosa di molto importante è, è stato o sarà sul fondo del mare, lo sento anche adesso. E come quella sera di tanti anni fa, mentre tornavo a casa per mano di mio padre, mi domando ancora cosa voglia dire quell’emozione così profonda ed inusuale. E se quell’immagine del passato fosse un punto di partenza, o l’arrivo inaspettato e precoce di una rivelazione.

giovedì 12 febbraio 2009

Accadde un Martedi'

Era uno di quei martedì d’inverno freddi, secchi, grigi, non in sintonia. Un martedì come oggi. Perso senza rimedio nella routine che mi annullava, d’impulso abbandonai il lavoro e corsi affannosamente verso casa. Mi ritrovai ad aprire, con sorpresa, ogni armadio, anta o cassetto dell’appartamento. E dall’interno caddero per terra, schiantandosi, parole su parole su parole, come una cascata, un’esplosione inarrestabile, un vortice confuso e rabbioso. Erano parole mai dette, mai pronunciate, mai neanche sussurrate. Le avevo chiuse, sigillate lì. Mai usate per rispetto, compassione, gentilezza o per errore. Adesso erano per terra, dappertutto, inondavano il soggiorno e spingevano sulla porta. In pochi minuti si trovavano già fuori, nel mondo, arrampicandosi sulle auto, i negozi ed i palazzi, facendosi largo tra la gente per strada che le ascoltava e piangeva, rideva, si arrabbiava, si intristiva, si offendeva o ne gioiva. Non riuscii a rendermi conto di cosa stesse succedendo, o se stesse accadendo davvero. Poi, quasi subito, tornò il silenzio. Un silenzio surreale. Pochi notarono che per qualche secondo, quasi impercettibilmente, tutto sembrò rimanere sospeso, come se il tempo cessasse di esistere. Non so ancora cosa avvenne in realtà.
Quel pomeriggio, quel martedì inaspettato, mi sentii come se fossi guarito da un malanno, come se fossi più leggero, più vero. Anche se ormai non avevo più niente d’importante da dire.

venerdì 23 gennaio 2009

Le Scarpe Volanti di Capitan Jet - Capitolo 1

"Alzati, è tardi ! " strillò la mamma scuotendolo un po’. " Alzati, Howard, farai di nuovo tardi a scuola !! " Ma Howard stava ancora sognando, volava spensierato nei cieli di Chissaddove insieme al suo eroe, in fondo la maestra Castlemain poteva anche aspettare...
La mamma dovette afferrarlo per i piedi e trascinarlo giù dal letto fino al corridoio. Poi, quando finalmente il marmocchio trovò la forza e la coordinazione per aprire gli occhi, cominciò ad arrancare stancamente verso il televisore, inciampando più di una volta nei suoi calzini scesi. Ed eccolo già lì in cucina, sommerso dai mille cereali multivitaminici della sua colazione forzata, davanti ad un’altra imperdibile, epica, memorabile ed emozionante avventura del cartone più bello di tutti. " Leggero come una piuma, veloce più del vento, Capitan Jet vola con le sue scarpe d’argento ! " strillò la sigla affascinandolo sempre come la prima volta. E così, anche quella mattina ce l’aveva fatta : niente e nessuno al mondo avrebbe potuto distoglierlo da un evento di simile grandezza. " Scappa... Corri... Attentooo !!! " gridò dalla tavola il ragazzino, impugnando la sua spada interdimensionale improvvisata, a forma di cucchiaio." Si... bravo... così !! " E intanto quello schermo ipnotizzante diventava sempre più un vortice d’azione, di pericoli, combattimenti e acrobazie, adesso Capitan Jet sembrava avesse preso una delle sue coraggiose decisioni, era ormai pronto, stava per... stava per... ZZZOT. La mamma aveva spento la TV. Punto. Niente finale dell’episodio, nessuna vittoria del bene cosmico sul male ancestrale, zero catarsi, solo una corsa disperata per arrivare in tempo alla grigia-noiosa-severa-nonmipiaceneancheunpò scuola. Howard, con il viso ancora vistosamente paralizzato dalla shockante interruzione e neanche il tempo minimo per lamentarsi con efficacia, schizzò via nella sua camera e tirò giù maldestramente i vestiti dall’armadio. Prese poi le scarpe da sotto il letto, le infilò nei piedi tra mille titanici sforzi e.. " Ma un momento... " esclamò quel mancato scolaro, sempre più in ritardo " Un momento... questi non ci sono mai stati sotto il mio letto !" Si chinò di nuovo e prese incuriosito un paio di stivaletti della sua misura. Erano nuovi e lucidissimi, di un giallo che non poteva e non avrebbe mai potuto essere di moda. " Strano, sarà una sorpresa di mamma e papà ! " " Ma se li metto adesso-pensò tra sé- Steve e gli altri mi diranno che ho delle banane ai piedi!" Così li lasciò sul pavimento, salutò di corsa la mamma esibendo lo sguardo di chi non ha ancora perdonato, e trascinò il suo gigantesco zainetto fino alla strada. Fece i consueti due isolati e andò a prendere il povero Ralph che, come al solito, lo stava aspettando da chissà quanto. Ralph viveva dai Perkins, la famiglia più antipatica e irritante di tutto il quartiere, era stato adottato. I suoi veri genitori avevano perso la vita in uno sfortunato incidente d’auto, lo stesso che aveva privato lui dell’uso delle gambe. Howard non aveva mai conosciuto una persona così infelice, per questo cercava sempre di stargli vicino. I due, col tempo, erano diventati grandi amici." Scommetto che oggi ti sei svegliato all’alba ! >> disse Ralph burlandosi dell’amico." Scusa-scusa... mi dispiace ! Hai aspettato molto, vero ? " rispose il nostro protagonista, mortificato per non avere una giustificazione valida." Non fa niente !-esclamò ironicamente guardando la sua sedia a rotelle- Questa carrozzina era arrugginita già da prima... andiamo a scuola !"Proprio in quel momento, una mano robusta ed irsuta aprì minacciosamente la finestra del piano superiore : era papà Perkins. " Non siete ancora a scuola ? Cosa diavolo ci fate nel mio giardino a parlottare, dannati imbecilli smidollati ?" Prese un po’ di fiato e poi emise un boato raccapricciante :
" VIAAAAAAAAAAA!!!!!!!!!!!! "
I due si allontanarono storditi e in tutta fretta, mentre la mamma Perkins aveva cominciato ad imprecare e il cane Perkins ad abbaiare.E così, quel giorno, Howard e Ralph arrivarono giusto in tempo per non essere chiusi fuori dal cancello di quell’odiato edificio, provando la fastidiosa sensazione di chi si getta con tempismo tra le fauci di uno squalo.
TO BE CONTINUED

lunedì 5 gennaio 2009

Marco e lo Zio d’America: L'Incontro a New York

Con lo Zio d’America non c’eravamo mai incontrati di persona. L’avevo scoperto, nei giorni in cui ancora vivevo in Italia, come il milazzese per eccellenza su tanti siti, forum e pubblicazioni. Un’entità astratta che, dalla lontanissima America, assorbiva e vegliava sullo spirito della sua cittadina mai dimenticata.
A mezzogiorno del 19 Dicembre, quando fuori la neve riempiva di bianco la cima dei grattacieli, le strade ed i cappotti della gente, Carmelo è arrivato a prenderci alla Grand Central Station di New York, indossando distintamente una coppola siciliana ed esibendo un sorriso semplice, che dava a me e ai miei familiari un benvenuto sincero, rompendo così ogni indugio, attesa ed interrogativo. Non ci eravamo mai visti prima d’allora, ma sempre stimati reciprocamente ed istintivamente. In particolare, tempo fa, lo Zio d’America mi aveva inviato una copia del suo libro ”Dove il Sole Tramonta a Ponente” e ne ero rimasto abbagliato, immergendomi ed immedesimandomi totalmente in quella sua epopea autobiografica, dove un giovane appena ventenne lascia Milazzo e tutti i suoi affetti per imbarcarsi verso gli Stati Uniti. Ricordo che lo lessi tutto d’un fiato una notte e che poi mi precipitai al computer per ringraziare l’autore con un’e-mail. E come poi scoprii durante quel gelido pomeriggio a New York, appena arrivati a casa di Carmelo, i miei commenti a caldo sulla sua opera erano stati integralmente inclusi in un bell’articolo su “America Oggi”, quotidiano italiano pubblicato negli Stati Uniti. Così, dopo un’occhiata incredula al giornale, del quale me ne aveva gentilmente conservato una copia, mi venne come l’impulso di dare uno sguardo ravvicinato ad una stanza in particolare della sua abitazione, che per qualche ragione brillava di una luce diversa. Era una camera vicina al soggiorno, un luogo tutto intimo e personale fatto di ricordi vivi, foto e quadretti raffiguranti Milazzo e Lipari. Con la televisione accesa che parlava l’italiano della RAI ed al centro il computer dal quale, ogni notte, Carmelo si affaccia verso quel mondo oltre l’oceano, per afferrarne anche solo uno scorcio e mettere il cuore a tacere ancora per un po’. Mi sentivo come se avessi fatto una grande scoperta, o che qualcosa dentro di me fosse stata chiarita. Avevo visto lo Zio d’America dall’altro lato di quel monitor.
La giornata è continuata poi, piacevolmente, con un maestoso pranzo italiano cucinato dalla moglie Michela, della quale spesso lui si lamenta scherzosamente (proprio come faccio io con la mia Christina!). Michela, originaria della Puglia, non ha esitato a confermarci l’ossessione del marito per la terra della sua infanzia, che è sempre nei suoi discorsi, ed in cuor mio sorridevo, sapendo come ci si senta ad averla dovuta abbandonare.
Mentre ormai le strade di fronte erano completamente bianche, a tavola ci si soffermava a ricordare i personaggi storici e attuali del nostro paesino siciliano, a cercare di dare un senso alla politica italiana e ad annaffiare il tutto con un buon caffè.
Carmelo, meglio di un parente, è stato straordinariamente affettuoso con me e la mia famiglia: ci era venuto a prendere alla stazione ferroviaria (40 minuti da dove abita), pagato il viaggio di andata e ritorno e, come se la generosità non fosse stata abbastanza, ci ha regalato dei biglietti per un musical a Broadway. Era amareggiato, tanto da non dormirci la notte, perché la tempesta di neve aveva rovinato i suoi programmi, così non poteva vedere lo show con noi, o mostrarci di persona la sua New York. Ma anche solo quel pomeriggio insieme, tra sguardi, sorrisi e parole importanti, mi è servito a capire quanto quel mio contatto informatico e telefonico fosse davvero un amico in carne ed ossa, qualcuno su cui -come mi ripete lui spesso- potrò contare sempre.
Lo Zio d’America è una persona diversa da quelle che si vedono adesso in giro, il tempo non ha cambiato il suo entusiasmo per la vita e la sua voglia di sognare. E’ un siciliano fiero dagli occhi vivi e buoni, come fossero quelli di un bambino. Un bimbo che osserva quella sua Milazzo dentro una sfera di vetro e la stringe tra le mani come se fosse il suo unico tesoro.
Alla fine della giornata, mentre ci accompagnava a prendere il treno, lui guardava me come se fossi il Carmelo del passato, io guardavo lui come se fosse il Marco del futuro. Cose che non ci siamo mai dette.



domenica 7 dicembre 2008

Una Mattina

Una mattina mi sveglierò già vecchio e senza forze. E non vorrò osservare quell’immagine stanca nello specchio, ma mi siederò a pensare. Guarderò indietro, verso gli anni lontani, e la vertigine del tempo mi farà tremare come un bambino. Luoghi, facce ed avvenimenti passati si accavalleranno l’un l’altro, roteando perduti in chissà quale angolo della realtà. Nel buio lucido di quel mattino mi frugherò le tasche e troverò sempre le stesse domande, le più importanti, ancora senza risposta. In mano stringerò soltanto le verità saltate fuori dall’anima, quando la ragione dormiva. E sorriderò, affacciandomi dalla finestra, alla vista di questo mondo che corre di fretta verso la strada sbagliata, con le sue regole artificiose e milioni di miliardi di muri altissimi e invalicabili, macchine e tecnologia cresciute in maniera disumana, inarrestabile. Mi sporgerò e vedrò una civiltà esasperata ed inconsapevolmente ignorante, che ripudia ancora il suo io primordiale, per rimpiazzare i valori eterni con degli ibridi spaventosi. Quel giorno sentirò un freddo mai provato e cercherò affannosamente il sole. Sposterò lo sguardo all’orizzonte ed il cuore salterà nel petto, quando in questa terra si faranno avanti amore, colori, amicizia, giochi, profumi, fantasia, sogni, canti, ricordi e speranze. Ed aria e cielo tutt’intorno. Un cielo che non vorrà piegarsi all’inquinamento e rimarrà sempre meraviglioso, su di noi. E mi chiederò cosa ci sia davvero oltre quell’azzurro, se qualcuno o qualcosa dall’altra parte lontana, in quel buio silente macchiato di stelle, abbia capito più cose di noi.
Quella mattina nel futuro, con la serenità di un uomo stanco, penserò a tutto questo e rimarrò da solo nella mia stanza, senza che nessuno possa sentire o commentare. Con la finestra ancora aperta mi adagerò sul divano, chiuderò gli occhi e non li riaprirò mai più. Ed ogni cosa, nella sua totale essenza, rimarrà sempre la stessa, come dovrebbe essere. Troppo breve, troppo lunga, stupenda ed orribile, fonte di gioia immensa e pianto infinito, inesplicabile. Come la vita di ognuno di noi.

venerdì 21 novembre 2008

Senza far troppo rumore

Chiusi dentro il buio nero della notte fissavamo il cielo che si spogliava.
Una dietro l’altra cadevano le stelle dentro il mare, senza far troppo rumore.
Nessuno poteva prenderle o salvarle, neanche noi laggiù. E ci baciavamo senza badarci troppo, senza sapere nulla del domani ci amavamo.
Io ti sentivo dentro e in quell’istante sarei voluto morire. Con te nel cuore mi sarei spento tra quelle acque scure.
Senza far troppo rumore.

venerdì 31 ottobre 2008

Uncle Marco?

Dal mio roboante sbarco in America sono cambiate tante, tantissime cose. Una di queste è che, sposando quella povera vittima di Christina (che credeva di migliorare la sua vita unendosi in matrimonio con un siciliano mentalmente instabile) mi sono automaticamente trasformato nello zio di 3 superbiondissimi nipotini, con dei nomi che, solo per pronunciarli correttamente, mi son dovuto prendere 6 diverse mini-lauree. Tyler, Conner e Cara, dal primissimo giorno del mio arrivo in famiglia, mi hanno sorprendentemente continuato a chiamare “Marco”. Non “zio Marco” o “uncle Marco”,oppure “Marco l’idiota venuto da lontano”. No, per loro sono solo Marco. Perché, presumo, mi considerano al loro livello, o forse perché non credono che i veri zii possano inventare ogni giorno una parola nuova e stravagante per definire la cacca, o che possano essere ossessionati dai videogiochi molto più di loro. A volte, senza preavviso, ci ritroviamo a parlare insieme di cartoni animati e fumetti per ore, a costruire giganteschi robot con i Lego, o a disegnare supereroi, auto futuristiche e mostri ripugnanti. I miei piccoli “nephews”hanno un solo difetto: dal nostro primo incontro non hanno mai smesso di crescere in altezza, e si sviluppano in maniera inumana e pericolosa. Tyler, il più grande, prende 44 di scarpe ed è già quasi più alto di me( qualcuno di voi potrebbe ribattere che anche il Grande Puffo, pure senza gli stivaloni con la zeppa, mi supera di almeno 2 centimetri). Spero almeno che nessuno di loro 3 si permetta mai di picchiarmi per rubarmi la merendina. Ed è per questo che lascio briosce ovunque, sparse per la casa.
Recentemente, dopo anni di quasi totale inattività sulla mia tavola a rotelle, Tyler mi ha arruolato come istruttore/compagno di avventure sullo skateboard. Diciamo che non avrei mai pensato di riprendere così le attività del mio alter-ego salterino, ma è stato un grande onore. E una soddisfazione più grande è stata ricevere, a sorpresa, una copia di un tema che aveva appena consegnato alla maestra. Ve lo trascrivo di seguito, integralmente, senza deturparlo con una traduzione forzata:

Getting a 30 year old “brother”
By Tyler

When my uncle Marco joined the family by marrying my aunt, I was excited. I could tell when I met him that it was going to be fun to have him in our family. At that time I felt that he was just like me, except he is taller. He has traits that all kids have, such as loves video games, seeks adventure, loves pranks, and has a sense of humor. He really is like a brother to me because we do a lot of stuff together. Something I really like about him is that he thinks he can do anything, which is pretty funny. And he actually has proven to me by climbing up walls, performing amazing skateboard tricks, and drawing astounding characters. I am still waiting to see him fly and have popcorn shoot out of his ears, though.
My uncle is also very funny. Whenever he comes over to my house, I always ask him if he has a funny story from his childhood. When he does they are always very interesting. For example, he told me one time he snuck out of the house at night and jumped over an abandoned castle wall and got chased by a horse. Also he makes funny jokes and insults. Whenever I have an insult contest with him, I lose.
Lastly, my uncle Marco is a helpful and supportive man. He helps me learn stuff like how to do a trick on the skateboard. Also if I’m stuck on a level in a video game, he finds a way to help. He is supportive because he helps me when I do something for the first time in sports or games. He tells me what I did wrong and tells me how to improve it. Without a doubt, my uncle joining the family has been a positive impact on my life.

venerdì 3 ottobre 2008

Aldo e Maria

Aldo e Maria camminano tenendosi per mano, con gli occhi sereni guardano avanti. Il pomeriggio, dopo il lavoro, passeggiano allegri come fosse la prima volta, quando erano ragazzini e già si volevano bene. Passo su passo osservano quel mondo che ogni sera non è mai lo stesso. Onda su onda assorbono quel mare che, da dietro la banchina, li vuole cullare.E parlano, si confidano, si preoccupano, si sorridono. Sempre insieme. Insieme come se non ci fosse un altro modo di percorrere il cammino.A volte Maria, per gioco, salta su un raggio di luna ed Aldo la segue, brontolando un po’. Così, su quella scia di luce e magia tornano a casa che ridono ancora. E stretti nell’abbraccio di quel piccolo nido, vivono uniti gli anni più belli della loro vita.

Aldo e Maria li vedrò sempre lì, per mano, come una statua meravigliosa tra le rovine del deserto, che neanche il vento ed il tempo hanno saputo cancellare. Eterni e sinceri come il sogno dolce di un bimbo che non è cresciuto mai.

lunedì 22 settembre 2008

Da Qualche Parte, Lontano

Sepolto in fondo al mare c’è il mio cuore.
Immobile, dimenticato. Coperto per l’eternità.
E intanto lassù non cambia nulla, continuano a sbattere le onde messe in fila.
Io me ne sto in giro tutto il giorno con una mano sul petto, che è vuoto. E non so bene dove sono o dove vado ma sorrido, per nulla turbato. Da nulla contrariato.
Nessuno comprende tra quelli che mi guardano per strada, ma nascosto nell’abisso più remoto c’è il mio cuore. Tradito, annoiato, ucciso, schiacciato per sempre riposa.
Se vuoi trovarlo puoi cercare lì, da qualche parte.
Lontano.

domenica 14 settembre 2008

Sicilianità Manifesta

Perchè nessuno si dimentichi, o sottovaluti, chi sono e da dove vengo. Perchè il rumore del motore suoni come un marranzano impazzito. Perchè la gente, al mio passaggio, senta un profumo forte di agrumi. E perchè la polizia, intimorita, mi fermi solo per baciarmi le mani.

Ecco perchè.

giovedì 4 settembre 2008

Vengo da un Mondo Piccino

Vengo da un mondo piccino.
Dove i ragazzi si incontrano al mattino e vanno a scuola a piedi. Dove la nonna, ogni giorno, manda il nipote alla bottega dell’angolo per fare la spesa. Dove la gente raccoglie i fichi d’india che sporgono sulla strada. E dove i vecchi escono dal frigo la bottiglia di vino buono, quella senza etichetta.
Un posto piccolo dove i bambini, nel pomeriggio, giocano in piazza e sui marciapiedi. Dove la domenica il papà arriva a casa con i pasticcini. E fuori dalla finestra senti passare la processione, mentre la gente esce di corsa sui balconi.
Vengo da un luogo dove il tempo non è denaro, ma è la vita che scorre. E per questo non si va di fretta, ma si cammina. Dove conosci tutto e tutti. E dove ci si saluta e ci si mette a parlare.
E’ un microcosmo dove i pescatori guardano al mare come se fosse la loro madre. Dove la mattina presto puoi sentire nell’aria l’odore del pane. E dove se sali in collina scorgi tutto il paese. E vedi tutta la tua vita, per com’è e per come sarà.
Questo mondo, così caro e piccino, io lo porto sempre dentro di me. A volte mi chiama nei sogni, con dolcezza, per ricordarmi chi sono. E mi dice “ Stai tranquillo, Marco, dormi bene. Che tanto ti aspetto e non cambio mai.”

lunedì 25 agosto 2008

Tramonto

Solo il sole
suole solleticare
il salato sospiro del mare.

mercoledì 13 agosto 2008

Una Visione

Strani, scuri volatili macchiano le nuvole stamane.
Starnazzano, strepitano, dall’alto sembrano guardarti con occhi rossi spenti.
"Via !! –grida il vecchio dal parco, puntando contro il cielo un bastone di legno rugoso- Via dalla mia giornata di uomotristefinitosolomalatoesgarbato !!! " E gli uccelli vanno via con lentezza, graffiando l’azzurro sopra di lui solo per dispetto.

venerdì 1 agosto 2008

La Statua di Luigi Rizzo

Luigi Rizzo, del color del bronzo, ascolta i flutti dietro di lui, con attenzione. Le onde si accavallano tra loro per infrangersi sulla banchina, ritmicamente, delicatamente, con uno scrosciare ogni volta diverso. Non ce ne è una uguale all’altra, non è mai successo e lui lo sa. L’azzurro del mare si esprime per vie infinite.
I bambini, questa mattina, girano intorno alla statua sulle loro bici, felici e senza pensieri. E una coppia di ragazzini si bacia lì di fronte, sulla panchina, esplorando l’amore.
Luigi Rizzo sta sempre lassù sul piedistallo ed aspetta l’inverno, e con esso la pioggia. Per sentir di nuovo sul viso le notti di gloria, guerra e tempesta, quando c’erano solo acqua, vento e nemici da ogni parte ed il cuore batteva forte, nelle vene il sangue si incendiava ed il coraggio di un solo uomo cambiava la storia, per sempre. E poi l’Italia, Milazzo, la gente e tutti per strada guardavano a lui con un sorriso fiero, sincero. Il sorriso che si mostra ad un eroe.
Ed “eroe” lo chiama il sindaco, di tanto in tanto, mentre legge con enfasi il suo discorso e la banda suona a perdifiato, sudando nelle divise ben stirate. Un lungo applauso, poi vanno via lasciando una corona di fiori o due. Ed il silenzio tutt’intorno.
Luigi Rizzo sta ancora lì e lascia scorrere il tempo riempiendo le giornate con i ricordi. Spesso, se osservi bene la sua statua, puoi trovarlo assorto nel pensiero della grande mareggiata del 1981. Quando neanche la grigia banchina poté separarlo dalla furia maestosa delle acque, che quel giorno travolsero tutto e l’incontrarono, per dare l’addio. E fu uomo e mare di nuovo insieme. Simbiosi mai dimenticata.
Intanto, come sempre, l’inverno e i suoi acquazzoni si avvicinano ogni giorno di più e Luigi Rizzo, con la meraviglia di un bimbo, contempla le nuvole formarsi pian piano su di lui, in quel cielo sconfinato. Il sole, da lassù in alto, riscalda sempre meno il bronzo del suo busto e la gente, presa da mille cose, sembra svanire via nel nulla. Rimangono solo i ragazzi, abbracciati su quella panchina, che continuano ad amarsi.

martedì 1 luglio 2008

Commenti Ermetici (Cronaca di un Ritorno)

A Roma, di Buon Mattino
Il lungo volo è ormai alle spalle. Risveglio con rosette fresche, burro, sole e marmellata di ciliegie. E cappuccino schiumoso che alimenta il sorriso. L'italia sta tutta qui...come avrei potuto scordarlo?

Visita alle Catacombe
Nel fresco sotterraneo, sbirciando clandestinamente tra i cunicoli, ho cercato invano l'ombra di uno spettro.

Zigzagando per la Capitale
Un giro dalla periferia al centro storico per rendermi conto che, sia nei negozi che per le strade, di italiano se ne sente parlare davvero poco. Molti i lavoratori stranieri nei ristoranti e nei chioschi, e tantissimi i turisti. Inglesi, francesi, tedeschi, ma in maggioranza americani. Ho praticamente usato l'inglese tutto il tempo, a malincuore.

Domenica Mattina: Partenza per la Sicilia
Albergo al quinto piano e ascensore che, come ci hanno appena comunicato, è rotto. Un milione di bagagli trascinati giù per le scale. Breve tragitto verso Roma Termini. Caldo, caldissimo, sole a picco su di noi, afa e ancora caldo. Arriviamo alla stazione cercando un bagno. In quello delle donne qualcosa non funziona e non ci si può accedere, poi scopro che per usufruire dei servizi bisogna pagare 70 centesimi ( e gli unici soldi spiccioli che ho sono americani). Vabbè. Saliamo sul treno e ci accorgiamo che, nonostante ci attenda un viaggio abbastanza lungo, le carrozze sono quelle a scompartimento unico per i viaggi brevi (??!!). E che l'aria condizionata non funziona. Mi fermo qui, per non contaminare la narrazione con varie volgarità da viaggiatore frustrato. E l'odissea continua, verso quel paradiso lontano che è la Sicilia.
Domenica Sera: l'Arrivo
Finalmente a casa. Quella vera. Almeno un giorno per iniziare ad assorbire il fuso orario e smaltire i dolori del calvario ferroviario. Intanto, l'abbraccio della mia famiglia e l'abbandono totale verso la parmigiana ed i cannoli.

lunedì 23 giugno 2008

Nuovo Millennio: L'Attesa

Esseri dagli occhi grandi, che viaggiate tra il tempo e lo spazio,
venite, venite da me e portatemi via.
Portatemi via dove più vi pare, dove più vi serve.
Via da qui.
Da questa terra che non è mia,
da questa gente che non mi vuole,
lontano da quest’aria che non riesco più a respirare.
Venite, venite da me stasera sulla vostra astronave.
La mia casa sono le stelle.

domenica 15 giugno 2008

Rapa Lo Yeti

Cliccate qui: http://shavemyyeti.com/ .
Poi, con malsano sadismo, divertitevi a rasare fino in fondo il pelo del malcapitato yeti.

giovedì 12 giugno 2008

Buon Compleanno, Blog!


Che vergogna: ieri il blog compiva il suo primo anno di vita ed io, roteando all’interno del maledetto vortice lavorativo, non ho neanche avuto il tempo di accendere una misera, scarna, trasandata, superficiale candelina in suo onore.
Stamattina, come di consueto, mi sono preparato il caffellatte, ho acceso il computer, cliccato sul link
www.marcotalotta.blogspot.com, ed il blog mi ha brutalmente sputato in faccia e nella tazza. Mentre mi asciugavo il volto dalla saliva e dicevo addio alla colazione, mi rendevo conto, tra le altre cose, di aver creato il primo efficientissimo, bastardissimo lama digitale. “Marco Talotta’s World” è, indubbiamente, una bestiola strana, senza logica, incostante, pigra, puzzolente ed impulsiva, ma nonostante tutto non mi sento ancora di sopprimerla con violenti colpi di pala e attrezzi vari da giardinaggio, perché in fondo in fondissimo mi sono affezionato alla sua compagnia, anche se sputa. (Pausa riflessiva, tormentata e veramente, veramente sentita.)
E arrivato a questo punto del post, dovrei fare il giovincello gentile e mostrare la mia riconoscenza verso tutti i lettori fedeli o i visitatori casuali disseminati per il globo, che danno poi un senso a tutta questa follia. Ma, dato che l’altro ieri sono stato punto da un minchione radioattivo, mi viene in mente solo di ringraziare delle entità a caso, sparse qua e là in maniera idiota. E così farò. Un grazie, quindi, all’orso Bubu, all’Agnello Pasquale, a Pasquale l’agnello, Carlone il metalmeccanico irascibile, Giangolia il permaloso schiavo delle miniere, la barba del nonno di Remì, la barba-barba di Barbapapà, John l’effeminato amichetto di Solfami, l’ingenuotta farfallina catturata dalla Vispa Teresa, il corpo senza vita di Fernandez, le tecnologiche scarpe da trekking di mio cugino in Trentino, tutte le amiche di collegio di Candy Candy che non sono diventate mai famose, il sosia di Luke Skywalker che lavora alla rosticceria”Gino lo Struscione”, per concludere trionfalmente con gli eroici sopravvissuti al portentoso scorreggio-nuvola di mio fratello Claudio.
Buon compleanno, Marco Talotta’s World!!!